Ripensare il rischio attraverso gli eventi che non generano un sinistro
di Adriana Zambon
Per molto tempo — e in larga parte ancora oggi — il settore assicurativo ha costruito la propria conoscenza del rischio osservando gli eventi che generano una perdita: incidenti, sinistri, danni e richieste di risarcimento.
Ma cosa accadrebbe se provassimo a osservare il rischio da una prospettiva diversa?
Il sinistro rappresenta il momento in cui il rischio si manifesta concretamente e diventa misurabile: frequenza degli incidenti, severità dei danni, distribuzione territoriale, caratteristiche dei conducenti e dei veicoli coinvolti.
Oggi, però, la crescente disponibilità di dati telematici sta aprendo nuove prospettive di osservazione del rischio.
Se il sinistro rappresenta il risultato finale di una sequenza di eventi, è davvero sufficiente osservare soltanto l’esito finale? Oppure esiste un patrimonio informativo ancora più ampio nascosto in tutti quei casi in cui l’incidente avrebbe potuto verificarsi ma non si è verificato?
La domanda può sembrare paradossale, ma apre una riflessione importante: il futuro dell’analisi del rischio potrebbe dipendere sempre meno da ciò che è successo e sempre più dalla comprensione di ciò che stava per succedere.
Il sinistro racconta solo una parte della storia
Un incidente stradale è un evento relativamente raro.
Ogni giorno milioni di persone percorrono miliardi di chilometri senza generare alcun sinistro. Eppure, durante questi viaggi, si verificano continuamente situazioni che comportano una potenziale esposizione al rischio. Un rallentamento improvviso nel traffico. Una frenata di emergenza. Un attraversamento inatteso. Una manovra evasiva. Un tratto stradale particolarmente complesso affrontato correttamente.
Questi episodi non producono necessariamente un danno assicurativo. Non entrano nelle statistiche dei sinistri. Non generano una richiesta di risarcimento. Eppure, raccontano molto sul modo in cui il rischio si sviluppa e viene gestito nella mobilità quotidiana.
Osservare esclusivamente gli incidenti significa, in un certo senso, concentrarsi soltanto sugli ultimi istanti di una dinamica molto più articolata.
L’evoluzione della telematica ha reso possibile osservare il comportamento della mobilità con un livello di dettaglio impensabile fino a pochi anni fa. Oggi è possibile analizzare milioni di viaggi, comprendendo non soltanto dove e quando si verifica un incidente, ma anche come il rischio emerge, si evolve e, nella maggior parte dei casi, viene gestito prima di trasformarsi in un sinistro.
Il concetto di near miss non è nuovo e da tempo viene utilizzato in diversi ambiti della sicurezza e della ricerca assicurativa. Ciò che sta cambiando oggi è la possibilità di osservarlo su larga scala grazie ai dati telematici e di trasformarlo in una nuova fonte di conoscenza del rischio.
In questo contesto emergono informazioni che tradizionalmente non facevano parte del patrimonio analitico delle compagnie:
- eventi di guida ad alta criticità che non sfociano in un sinistro;
- esposizione a contesti complessi di traffico;
- interazioni con infrastrutture particolarmente impegnative;
- comportamenti che consentono di evitare situazioni potenzialmente pericolose;
- dinamiche ricorrenti che precedono gli incidenti.
Questi segnali permettono di osservare il rischio in una fase molto più precoce rispetto a quella in cui si manifesta attraverso un claim.
L’aspetto più interessante è che molte situazioni di rischio seguono schemi ricorrenti. Prima di un incidente esistono quasi sempre una serie di condizioni che ne aumentano la probabilità: velocità non adeguata al contesto, elevata densità di traffico, distrazioni, comportamenti aggressivi o semplicemente una combinazione di fattori sfavorevoli. La differenza è che nella maggior parte dei casi la catena degli eventi si interrompe prima che si verifichi il danno. Un conducente reagisce correttamente. Un altro utente della strada modifica la propria traiettoria. Le condizioni del traffico cambiano. Il rischio viene neutralizzato.
Analizzare queste situazioni significa studiare non soltanto il fallimento del sistema, rappresentato dall’incidente, ma anche il suo successo. In altre parole, significa comprendere quali fattori consentono ogni giorno a milioni di persone di evitare un sinistro.
Dai sinistri evitati alla prevenzione
Questa prospettiva apre nuove opportunità per il settore assicurativo.
Se i modelli tradizionali si basano prevalentemente sull’osservazione storica dei sinistri, la disponibilità di dati telematici consente oggi di integrare anche una dimensione preventiva. Comprendere dove si concentrano i rischi latenti, quali comportamenti riducono maggiormente la probabilità di incidente e quali contesti generano una maggiore esposizione può aiutare le compagnie a sviluppare strategie più efficaci di prevenzione e gestione del rischio.
L’obiettivo non è sostituire l’analisi dei sinistri, che continua a rappresentare una componente fondamentale del business assicurativo, ma arricchirla con una lettura più completa delle dinamiche che precedono il danno.
In questo scenario, il dato più prezioso potrebbe non essere soltanto quello che descrive un incidente già avvenuto. Potrebbe essere quello che racconta le migliaia di incidenti che, ogni giorno, non si verificano.
In questo scenario, OCTO osserva ogni giorno milioni di viaggi e miliardi di chilometri percorsi. La crescente disponibilità di dati telematici apre la possibilità di esplorare nuove dimensioni del rischio, comprese quelle legate agli eventi critici che non si trasformano in un incidente.
Comprendere gli incidenti evitati significa iniziare a leggere il rischio in modo diverso: non soltanto come un evento da registrare, ma come un fenomeno da comprendere e, potenzialmente anticipare. È proprio in questa dimensione ancora poco esplorata che potrebbe trovarsi una delle prossime frontiere dell’intelligence assicurativa.